Buon compleanno!

Gianni Rodari è stato uno degli scrittori italiani più fantasiosi e creativi del secolo scorso e Illustrabimbi non poteva non ispirarsi alla sua meravigliosa opera per fare vestire di favole grandi e piccini… Francesca De Luca e Francesca Chessa hanno interpretato con i loro bellissimi disegni, due filastrocche contenute nella raccolta Filastrocche in cielo e in terra: Io vorrei e Girotondo di tutto il mondo.

Raccontare la sua vita con poche parole è davvero difficile, ma si possono dire le cose più importanti per capire la profondità della sua vena narrativa.

Gianni Rodari, insegnante, giornalista, direttore di periodici e autore di libri e programmi radiofonici e televisivi per l’infanzia, nacque il 23 ottobre 1920 a Omegna sul Lago d’Orta da genitori originari della Val Cuvia nel Varesotto.

Frequentò ad Omegna le prime quattro classi delle scuole elementari, ma dopo la morte del padre Giuseppe quando Gianni aveva solo dieci anni, la madre preferì tornare a Gavirate, suo paese natale. Lì concluse le scuole elementari.

Come per tanti ragazzi senza troppe possibilità economiche, l'unica strada per proseguire gli studi era quella del seminario. Rodari frequentò infatti il ginnasio del seminario di Seveso con ottimi risultati, ma durante il terzo anno si trasferì a Varese per continuare gli studi alle magistrali ed anticipando gli esami riuscì a conseguire il Diploma Magistrale a soli 17 anni.
Nel 1939 si iscrisse alla facoltà di lingue dell’Università cattolica di Milano, ma abbandonò l'esperienza universitaria dopo alcuni esami, senza mai laurearsi.

Nel frattempo iniziò ad insegnare in diversi paesi del varesotto.
 Nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra, Rodari venne dichiarato rivedibile. L’anno successivo vinse il concorso per maestro ed incominciò ad insegnare come supplente ad Uboldo (Va): l’esperienza come maestro durò però solo fino a settembre del 1943. Fu un periodo molto difficile quello della guerra: alcuni suoi cari amici non tornarono più a casa, mentre il fratello Cesare nello stesso periodo venne internato in un campo di concentramento in Germania.
 Nel dicembre del 1943 venne richiamato alle armi dalla Repubblica Sociale italiana e destinato

all’ospedale militare di Baggio, a Milano. Ma nel maggio del 1944 riescì a fuggire; s’iscrisse al PCI ed entrò nella Resistenza, battaglione Bartolomeo Bai, 121a Brigata. L’ingresso nel Partito comunista gli consentì di iniziare parallelamente la sua attività giornalistica: subito dopo la fine del conflitto venne chiamato a dirigere il giornale "Ordine Nuovo" mentre nel 1947 si trasferì a Milano dove lavorò prima come cronista, poi come capo cronista ed infine come inviato speciale a L’Unità. Se da un lato allora Rodari mantenne il suo lavoro di giornalista, optando per una linea di pensiero apartitica ma nonostante tutto fortemente politicizzata, cominciò proprio in questi anni anche quel mestiere di scrittore per bambini che lo renderà celebre negli anni a venire: dal 13 marzo 1949 al 5 febbraio 1950 proprio su «L’Unità», curò, firmandosi Lino Picco, «La domenica dei piccoli» che comprendeva, oltre alle filastrocche, fiabe, giochi, vignette e corrispondenze con i lettori. Nel 1950 il Partito lo chiamò a Roma a dirigere il settimanale per piccoli il "Pioniere", il cui primo numero uscì il 10 settembre 1950 e a cui diede un significativo contributo come scrittore e come organizzatore di un progetto educativo.

Il suo primo romanzo, Il romanzo di cipollino, uscì a Roma nel 1951

Aveva iniziato a scrivere per bambini «per ischerzo» (ricordò anni più avanti, ripercorrendo la sua straordinaria carriera di narratore per l’infanzia), su consiglio ”meglio, obbligo ”di un caporedattore, Fidia Gambetti. Le filastrocche piacquero subito: quel Picco ci sapeva fare, dopotutto. Ben presto, in redazione, cominciarono ad arrivare le richieste: «fammene una con un tramviere, una per mio figlio che vive nello scantinato...». E Lino Picco scriveva: «Ciccio, Ciccio che sta in cantina/ al posto del letto c’è una brandina» (da un dattiloscritto tuttora inedito). Quelle filastrocche sarebbero diventate una sorta di "marchio di fabbrica" di Rodari, il terreno fertile sul quale il suo ingegno sarebbe decollato definitivamente. Il binomio filastrocca-illustrazione, poi, con le immagini di Bruno Munari – incontro avvenuto sotto le insegne dello Struzzo einaudiano: irripetibile connubio tra due giganti dell’editoria italiana – ha consacrato un’epoca e cresciuto generazioni di italiani.


Nel 1953 sposò Maria Teresa Feretti, dalla quale quattro anni dopo ebbe la figlia Paola.
Dal settembre 1956 al novembre 1958 tornò a lavorare a L'Unità diretta da Ingrao. Fece l'inviato e poi il responsabile della pagina culturale e infine il capocronista. Nel 1957 superò l'esame da giornalista professionista.
Il 1° dicembre 1958 passò a lavorare a Paese sera.

Rodari fece finalmente la scelta che contrassegnò tutta la sua vita: affiancare al lavoro di scrittore per l'infanzia quello di un giornalismo politico non partitico. Nel 1959 firmò il suo primo contratto con l’Einaudi: l’anno successivo uscirono le Filastrocche in cielo e in terra, il primo di una lunga serie di libri pubblicati con lo Struzzo.

Gli anni della scrittura per l'infanzia e della notorietà furono comunque quelli dal 1960 in poi. Cominciando a pubblicare per una prestigiosa casa editrice come Einaudi, la sua fama si diffuse in tutta Italia. Solo nel 1962-1963 Rodari raggiunge però una certa tranquillità economica, grazie anche alla collaborazione a La via migliore e all'enciclopedia per ragazzi I quindici.



Dal 1966 al 1969 non pubblicò libri, limitandosi a una intensa attività di collaborazioni con e per i bambini. Lasciò Paese sera e nel l970 vince il Premio Andersen, il più importante concorso internazionale per la letteratura dell’infanzia, che accrebbe la sua notorietà in tutto il mondo. 
Nel 1970 Ricominciò a pubblicare per Einaudi ed Editori Riuniti, ma la sua prodigiosa macchina creativa non sembrò più girare a pieno regime. Non fu solo a causa del grande successo, ma anche della grande mole di lavoro e della sua condizione fisica.
Nel 1974 si impegnò nel rilancio del Giornale dei genitori, ma subito cercò di disimpegnarsi. Al ritorno da un viaggio in Urss nel 1979, Gianni Rodari cominciò ad accusare i primi problemi circolatori che lo portarono alla morte, dopo un intervento chirurgico, il 14 aprile del 1980.

E oggi sarebbero stati 100! Auguri caro Gianni e grazie del dono che ci hai fatto con le tue parole che riempiono di gioia non solo i nostri bambini!



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